STRATEGIA DI ACCOGLIENZA POLVERIZZATA

Ogni giorno arrivano a Padova molti extracomunitari in cerca di un futuro migliore.

Come ben sappiamo, quello dell’accoglienza è un tasto dolente che affligge la politica nazionale.

Spesso stato e prefetti si scontrano con i sindaci delle città italiane, una lotta all’ultimo sangue. E’ impensabile che un sindaco debba accettare di accogliere tutti indistintamente, solo perchè gli è stato ordinato dall’alto. Ma perchè litigare?

Poniamo fine a questo scontro tra istituzioni e cominciamo a metterci a tavolino per venirci incontro.

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Dobbiamo trovare una soluzione, e lo possiamo fare solo se dialoghiamo.
Le richieste di asilo devono essere gestite da delle commissioni territoriali efficaci. Lo stato deve aiutare il lavoro di queste commissioni. Diventa vitale che un sindaco chieda allo stato di accelerare i tempi in cui vengono esaminate tutte le domande di asilo. Se le pratiche sono veloci, anche l’eventuale rimpatrio sarà veloce. Anche la gestione dei rimpatri può migliorare se ci vengono messi a disposizione dei fondi europei.

Ma dove li ospitiamo? Domanda lecita.

Penso che sindaco e prefetto debbano cominciare a scegliere assieme i luoghi destinati all’accoglienza. Il sindaco deve poter chiedere un contributo economico alle cooperative che gestiscono l’accoglienza. Ogni persona che chiede accoglienza deve essere identificata, perciò sono favorevole al ripristino dei centri di espulsione e del reato di clandestinità. Cosa che già accade nel resto dell’Europa.
Propongo che gli stranieri a cui viene accettata la richiesta di asilo seguano dei programmi di integrazione ben precisi. Questi programmi devono prevedere dei corsi di lingua e cultura italiana, con annesso studio delle nostre leggi costituzionali.

In Danimarca esiste il principio del “potenziale di integrazione”, secondo cui gli immigrati vengono accolti anche in base al loro desiderio di integrarsi. Penso che a Padova debba essere applicato lo stesso principio.

Io dico STOP alla realizzazione di nuovi campi profughi. Pensiamo ad usare in modo strategico i centri di accoglienza che già abbiamo sul territorio.

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